Buon pomeriggio, amici!
Anche se oggi sono un po’ febbricitante non voglio rinunciare
alla possibilità di presentarvi un’altra novità fra quelle appena lette. Si
tratta del romanzo Apoptosis del pugliese Renato Mite, classe 1983, nato nella
bella Trani.

Di questo libro mi ha colpito soprattutto la pulizia e la
cura nell’impaginazione, nella scrittura e nella punteggiatura. Sebbene si
tratti di un’opera di selfpublishing
non vi sono sbavature formali, né refusi, né ridondanze. Il prezzo dell'edizione cartacea all’inizio mi sembrava alto, ma poi l’impressione ricavata è stata quella di un
lavoro certosino, ben fatto, non frettoloso.
Non ho letto molti romanzi di fantascienza, né amo
particolarmente i medical thriller (non so neppure se questo sottogenere esista o lo stia
inventando sul momento) perché da un’opera di fantasia mi aspetto relax, evasione, non certamente ansia, tuttavia
questo libro l’ho letto mettendo da parte ogni resistenza e trovandolo piacevole.
Mi sono lasciata incuriosire dal PNS, strumento efficiente e inquietante, emblema di
una società che sempre più ciecamente si affida alla tecnologia, ignorandone però
i meccanismi che la fanno funzionare. Subendola…
Cos’è il PNS? Lo scoprirete nell’infeltrita qui sotto!
Intanto ringrazio Renato Mite per aver voluto condividere
con noi il frutto della sua fatica e vi invito a conoscerlo meglio sul suo sito www.renatomite.it
Titolo: Apoptosis
Autore:Renato Mite
Editore: selfpublishing
Anno: 2014
Genere: fantascienza
Numero di pagine: 275
ISBN: 978 88 91066 61 9
Costo in cartaceo: 22 euro
Costo ebook: 6,67 euro
Incipit
“La lampada del
corridoio illuminò la stanza buia e silenziosa dove la donna dormiva.
Agnes possedeva una
figura snella ma non filiforme, la bocca sottile, il naso piccolo e regolare,
gli occhi e i capelli neri. Tutte qualità tramandate a sua figlia Elizabeth.
Matt socchiuse la
porta alle sue spalle senza far rumore e
allo stesso modo si addentrò nella camera della donna”
L’Infeltrita
Il romanzo principia in medias
res, non ci racconta gli antefatti, ci scaraventa direttamente nella
storia, in un futuro non determinato - che potrebbe essere anche prossimo! – e in
un luogo altrettanto indeterminato degli USA, come si ricava dai nomi dei protagonisti,
Matthew, Liz, Jason, Bill, Chip e da alcuni passaggi, comprese le abitudini alimentari: tratti di esotismo
necessari al genere scelto. Un hacker a Pisa sarebbe stato meno credibile, la
fanta-tecnologia made in Italy
sarebbe apparsa farlocca!
Scene chiare. Dialoghi fitti. Il romanzo sembra una
sceneggiatura. Veloce. Americana. La focalizzazione esterna conferisce al
racconto una patina di oggettività che svuota la voce narrante di ogni
responsabilità: nessun commento, nessun giudizio, nessuna ironia, niente pathos, niente morale. Lessico preciso,
tecnico quando l’autore si addentra in ambiti davvero ostici (l’informatica, la
medicina, l’ingegneria informatica applicata alla medicina) hollywoodiano negli
scambi di battute e nell’umorismo. La scrittura serve alla narrazione, non al
virtuosismo. E la narrazione avanza senza intoppi. Portatori di ogni messaggio
sono i personaggi stessi, costantemente in azione e in dialogo tra loro.
In Apoptosis si racconta di una società in cui gli uomini e
le donne usufruiscono di un sistema di autodiagnosi basato sulla Patoneuroscopia:
il PNS, un dispositivo d’avanguardia che si indossa sulla testa e permette in
tempo reale di monitorare il proprio stato di salute e il funzionamento degli
organi. Bello, no? Sembrerebbe quasi di potersi sbarazzare una volta per tutte
dei medici (io personalmente continuo ad averne paura, a 35 anni suonati!)
In realtà la HOB
Medicines , la società che ha messo in circolazione questo
prodotto, ha omesso molti dettagli sul reale funzionamento dell’apparecchio.
Per esempio, nasconde a tutti quale sia il principio secondo cui questo
dispositivo interagisce con il corpo umano (non ve lo anticipo, ma è
inquietante). O come sia stato sperimentato. E su chi. Sono proprio gli antesignani,
quanti in incognito hanno provato la prima versione del PNS a mostrare segni
preoccupanti. Un ricercatore che ha aperto la strada della Patoneuroscopia, suo
figlio ammalato, un hacker, un giovane ricercatore della HOB preoccupato dai
risultati di alcune osservazioni, faranno breccia nel sistema perfetto della
rete digitale della sanità pubblica e daranno l’allarme. Il titolo Apoptosis allude
a un processo di autodistruzione cellulare, lascio trarre a voi le conclusioni.
I personaggi sono molti e li seguiamo nella crescita. La
prima parte del romanzo “La
Breccia ” vede protagonisti un gruppo di ragazzi molto più esperti
con l’hackeraggio che nei rapporti con l’altro sesso (relazioni ingenue e
tenere, battute goliardiche, effusioni goffe e baruffe). La seconda parte “Il parossismo”
sposta l’attenzione su nuove figure che affiancano il gruppo dei ragazzi ormai
cresciuti e imborghesiti (si sono sposati, hanno figli o li attendono,
trascurano la famiglia) e ci porta nel cuore della HOB, in laboratorio, tra
microscopi e computer. Il ritmo accelera, le scene mutano di continuo, il
lettore si precipita verso il finale desideroso di capire se potrà rallegrarsi
per un happy end oppure se dovrà
temere scenari apocalittici.
A me è piaciuto riflettere su come troppo spesso ci serviamo
meccanicamente della tecnologia d’avanguardia, affascinati dalle prestazioni e
soggiogati dalla sua facilità d’uso, senza però porci ragionevoli dubbi sul
perché essa sia stata messa sul mercato e senza badare troppo alle conseguenze della privacy sistematicamente violata, della riduzione dell’uomo a utente, a
consumatore. Ecco, il PNS, nella sua finzione letteraria, mostra le estreme
conseguenze, la deriva di un processo in corso, tutt’altro che
fantascientifico!
Lo consiglio agli appassionati di informatica.
A chi in un libro cerca tensione sempre alta e velocità
narrativa.
Agli ingegneri. A chi costruisce. Progetta. Sperimenta.
Ma soprattutto a chi si pone domande scomode prima di usare uno
strumento, sia esso uno smartphone o
una rete sociale, un’applicazione da scaricare o un dispositivo materiale.
Come? Perché? A vantaggio di chi?
Zoom
Non saprei dire perché, ma ho scoperto di avere un debole per i ringraziamenti finali. Forse perché svelano il lato umano di un autore e lo avvicinano a noi lettori. Forse perché sollevano il sipario sui meccanismi di composizione di un'opera. I ringraziamenti di Renato Mite sono stati particolarmente generosi. Ci si trova di fronte a una selva di nomi che grondano affetto e familiarità. Mi è sembrato di ritornare in un mondo più "addomesticato" e a misura d'uomo, rispetto a quello dilatato e disumano raccontato dal suo romanzo.
Grazie mille per la tua recensione, è un'analisi al microscopio di "Apoptosis" precisa e puntuale, mi fa molto piacere.
RispondiEliminaGrazie a te - e qui mi ripeto - per averci offerto la possibilità di questa lettura.
EliminaQuesto allora lo devo proprio leggere, visto che lavoro nel campo dell'informatica!
RispondiEliminaSì, ci sono passaggi "tecnici" che potresti cogliere meglio di me
EliminaSono contento che Apoptosis suscita il tuo interesse, spero vorrai darmi la tua opinione dopo che l'avrai letto.
EliminaCiao,
Renato