Oggi voglio recensire qualcosa di più che una novità: un’
anteprima!
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L'immagine, puramente indicativa, non è la copertina del libro |
Un’anteprima…da paura!
Insieme ad altri lettori (blogger e non solo) ho avuto la
possibilità di leggere in questi giorni un e-book che sarà pubblicato a breve e
che voglio già presentarvi perché, sebbene non sia un’appassionata del genere,
l’ho trovato estremamente originale, vario e scritto in maniera impeccabile.
“Più forte ogni volta che urli” di Gaspare Burgio è una
raccolta di racconti dell’orrore, scritti tra il 2010 e il 2014, un’antologia che indaga dall’interno le paure
più diffuse e ossessive, legate molto spesso al disagio, alla solitudine, alle
aberrazioni dell’animo umano e della società, non solo contemporanea.
Benché i racconti nascondano molto bene la sua indole e abbiano lo scopo
deliberato di farvi spaventare, Burgio appare dotato di una forte carica di
ironia e autoironia, come ho avuto modo di scoprire leggendo, nella director’s cut in mio possesso, in che
modo e perché siano nati alcuni personaggi e certe situazioni.
Conoscere la genesi dei racconti è stato per me affascinante
e divertente, uno sprone in più alla lettura.
Ma veniamo ai racconti: 11 + 1 (allegato all’edizione
speciale)
Ve ne elenco i titoli, perché credo siano un saggio di
quella originalità di cui vi parlavo:
- Cadi interna, e senza ritorno
- Il drago che morde la stella scarlatta
- Le qualità piacevoli della carne di formica
- Le Architetture sono grandi e complesse
- Festa in crociera
- Non puoi fargliela!
- Maub Maub
- Stivaletti da pioggia
- Più forte ogni volta che urli
- Revisione del concetto di amore
- Danza Macabra
- Mutazione di un elemento convenzionale
Infeltrita
La paura è nella testa. È un’emozione difficile da
condividere, anche quando si contagia – pensiamo a una folla in preda al panico
- si dilata e si rafforza nella solitudine, resta incomunicabile nel suo
nocciolo essenziale. Nei racconti di Gaspare Burgio c’è molta solitudine e si
esprime con una narrazione quasi sempre in prima persona, a focalizzazione
interna, capace di scavare, prima di tutto, i tortuosi percorsi dell’animo. E
così leggiamo nella testa di vittime e carnefici (o di vittime-carnefici),
seguiamo l’evoluzione del male, della perversione, ne cogliamo la dimensione
diacronica sebbene, nell’horror, il senso del tempo subisca spesso evidenti
distorsioni e la distanza tra passato e presente diventi aleatoria.
Per esempio, ne “Il drago che morde la stella scarlatta” giganteggia
la figura del vampiro, personaggio che ben si presta alla dilatazione dello
spazio temporale; qui viene messa a nudo la sua storia, che affonda le radici
in un medioevo fosco e sanguinario; tra vassalli e investiture, l’autore
fotografa la genesi del male - l’atto di ingiustizia primigenia che dà la stura
alla ferocia del personaggio nei secoli successivi – e libera il protagonista
dalle incrostazioni romantiche e da tutti i luoghi comuni attribuiti a Dracula
dalla narrativa e dal cinema: non c’è posto per corone d’aglio e paletti di
legno, e l’amore è visto solo nella dimensione carnale, come ossessione del
corpo e del sangue.
I racconti spaziano in ambientazioni molto diverse. La paura
spesso alligna proprio nei luoghi. Un racconto come “Le Architetture sono
grandi e complesse” prende spunto da un’idea che mi piace molto: l’inquietudine
che suscitano le case incompiute, non-luoghi dove a dominare è il vuoto più che
il pieno. Violenza e corpo, poi, sono il filo conduttore che lega tutti i racconti.
Il tema del dolore fisico si intreccia alla dimensione
psichica che ne elabora la percezione. La scelta “aggancia” l’empatia del
lettore che partecipa alla sofferenza….(lettori senza pelo sullo stomaco, prego
astenersi!). “Danza Macabra” è un altro esempio di creatività pura associata a
un’idea, a un’immagine obsoleta da cui partire per sviluppare un racconto: una
danza fra bambole - burattini meccanici umani.
La ricchezza delle descrizioni, la struttura articolata
delle storie, i personaggi molto diversi tra loro, la carrellata di esempi
tratti propri dall’horror classico eppure rivisitati da una prospettiva nuova
(il sadismo, le apparizioni dal passato, la ghost story, il topos del racconto
che uccide chi lo legge, virus e contagio) mi fanno pensare a spunti per
sceneggiature.
Lo consiglio se vi piace il genere. Quella di Gaspare Burgio
è una bella penna (e una bella testa!) che un giorno mi piacerebbe leggere in altre
tipologie di racconti.
Magari proprio quelli esistenziali da cui ci dice di essersi
allontanato e che oggi rinnega.
La scrittura segue percorsi tutt’altro che lineari, ma la
stoffa buona si riconosce a qualunque modello si applichi.
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