Buon pomeriggio, carissimi!
Lo confesso, ho sempre avuto una passione un po' macabra per la rappresentazione della Vanitas, un soggetto artistico che trovo grottesco più che lugubre, così di cattivo gusto da strapparmi il sorriso, soprattutto se al mio fianco c'è qualcuno che non capisce, non apprezza, si spaventa.
E lo so che anche molti di voi non approveranno, che sarebbe bello presentare sempre i propri libri in acquarelli di foglie fiori fronde e uccelli, fra gattini, candele e batuffoli, ma oggi non mi va di fare la graziosa, perciò vi beccate una Vanitas semi-seria di lettrice impertinente. Una Vanitas infeltrita e vespertina per mostrarvi i miei ultimi acquisti, le mie prossime letture.
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Vanitas semiseria di lettrice impertinente. Ultimi acquisti e prossime letture. |
Nell'iconografia tradizionale della Vanitas, il topos del tempo che fugge non è un invito mondano e spensierato a cogliere l'attimo (o la rosa, per i più maliziosi...), ma un querulo MEMENTO, ossia un imperativo da jettatori patentati, al punto che ricorrere a gesti scaramantici, ancorché poco urbani, sembra d'uopo: quindi fatelo pure, non vi vedo!
La Vanitas si presenta come la rappresentazione di un'accozzaglia di oggetti destinati - diciamolo con elegante perifrasi - "a passare": specchi, clessidre, fiori che stanno per appassire, mele con segni quasi impercettibili di marcescenza, strumenti musicali, fogli sparsi e il teschio, oggetto tra gli oggetti, beffardo col suo ghigno, suo malgrado.
Perché, se è vero che sic transit gloria mundi, io me ne sono sempre fatta una ragione: sono caduche le nostre passioni, la nostra fama terrena, la gloria che cerchiamo. Vane le nostre vanità, appunto, Blog compreso, con buona pace dell'Infeltrita che ogni tanto gioca sporco di narcisismo e vi ammorba con un po' di spam.
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Adriaen Van Utrecht, Vanitas 1642 |
Bando alle ciance, ancorché artistiche!
Vi presento i romanzi secondo l'ordine di lettura che mi sono data.
L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi
anni di pellegrinaggio di Murakami Haruki, editore Einanudi. Ho già letto diverse recensioni e quasi tutte riferiscono delusione. Molti fan di Murakami manifestano un umore piuttosto tiepido verso romanzo. Nessun fuoco d'artificio come per l'uscita di 1Q84. I temi trattati sono i soliti a cui il Nostro ci ha abituato, temi che hanno perduto, col tempo, un po' di freschezza: la solitudine, il rifiuto, l'inspiegabile, una cornice blandamente surreale. Ho comprato il libro perché voglio farmene un'idea mia e perché, in fondo, non sono ancora del tutto stanca di questo autore, capace di strapparmi al reale e di scaraventarmi, in malo modo, in universi impensabili e bislacchi. E poi trovo il titolo accattivante.
I libri nuovi mi mettono addosso l'argento vivo. La carica di entusiasmo e di impazienza che manifesto maneggiandoli, annusandoli, guardandoli, sfogliandoli, fotografandoli, impilandoli in modo che possa abbracciarli con un solo colpo d'occhio, mi fa tornare la bambina che contempla i regali di Natale e gode della loro abbondanza senza chiedersi se saranno belli o brutti, se deluderanno le aspettative o saranno fonte di stupore. I libri nuovi sono un regalo che mi faccio, con generosità, e che, intimamente, sento di meritare....
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